INTERNAZIONALIZZAZIONE DELL’ IMPRESA

Tale documentazione aiuterà l’impresa a creare condizioni operative sicure, fondate su una base imprenditoriale solida, aspetto essenziale nel momento in cui ci si trova a gestire una “nuova realtà” imprenditoriale (perché di questo si tratta) a migliaia di chilometri da casa e dalla nostra azienda.In sintesi, il progetto di sviluppo per il nostro imprenditore si articolerà – in linea di principio – secondo una “scaletta” che prevede:Attività Pre-Investimento – Ricerche di mercato
– Studio di fattibilità per l’investimento
– Analisi della forma giuridica
– Struttura giuridico-contrattuale del rapporto Attività Finanziaria – Ricerca di strumenti appropriati
– Presentazione dell’azienda e “bancabilità” del progetto nei confronti delle organizzazioni finanziarie coinvolte
– Intermediazione presso istituti di credito locali e autorità di governo Attività di assistenza – Piano di sviluppo
– Redazione lettere di intenti, atti e contratti
– Gestione istruttoria pre –> post approvazione banche

Individuazione di alcuni strumenti finanziari utili per lo sviluppo del progetto: fra questi i principali:

– Legge 394/81 Sostegno alle attività di studio e verifica delle condizioni di investimento
Analisi di mercato, studi di fattibilità, trasferte, ….

– Legge 100/90 Partecipazione della SIMEST al capitale d’azienda

– Normativa comunitaria sulle Joint Venture

Una volta definito il progetto nei suoi tratti fondamentali, il nostro imprenditore potrà rivolgere quindi l’attenzione agli strumenti finanziari proprio per eseguire e completare quelle valutazioni che rendono possibile l’accordo in loco e il dialogo con le Amministrazioni locali, nell’ottica della presentazione di un programma di sviluppo e insediamento sul mercato estero.

In materia di strumenti finanziari a supporto dei progetti di internazionalizzazione, lo scenario che si presenta all’imprenditore alla guida di un’impresa di piccole-medie dimensioni non è dei più rosei. I principali strumenti finanziari prevedono forme di sostegno particolari per il progetto d’impresa, e generalmente si rivolgono a operazioni di una certa consistenza. Si tratta di interventi a supporto del capitale d’impresa, regolati da forme di partecipazione societaria, o provvidenze in favore di studi di mercato e/o costituzione di rappresentanze commerciali stabili.

Tuttavia, è bene accennare al meccanismo che regola tale normativa, sì da fornire una visione generale del sistema di supporto all’imprenditoria italiana, per poi poter meglio comprendere ulteriori – eventuali – specifici sistemi di agevolazione. Resta tuttavia il fatto che anche gli strumenti finanziari vengono gestiti secondo una logica strategica di progetto, e non possono risultare utili ad “operazioni spot”…. concetto che in ogni caso ci sentiamo di suggerire al nostro imprenditore ammaliato dalle prospettive dei mercati più interessanti o promettenti.

Pur non essendo in presenza di agevolazioni nella forma del “fondo perduto”, (cui siamo maggiormente abituati in Italia), in quanto non previsti dall’attuale normativa per le operazioni internazionali, è da rilevare che l’investimento su un mercato estero richiede – prima di tutto – una gestione organica ed attenta delle risorse da impegnare, quindi – come accennato nelle precedenti note – lo studio e l’analisi della realtà territoriale di riferimento.

Il c.d. fronte rischi per le operazioni su mercati lontani o in Paesi in via di sviluppo (PVS) viene generalmente considerato elevato, in considerazione della relativa instabilità di alcuni mercati. Diviene pertanto condizione essenziale e necessaria poter operare in stato di sicurezza, avendo il sostegno (non solo finanziario) di organizzazioni internazionali che possano agevolare ed assicurare il corretto svolgersi dell’attività imprenditoriale.

L’organismo italiano che si occupa di sostenere ed accompagnare l’impresa all’estero è la SIMEST (e con essa la SACE); tale organismo che si rende operativo per il tramite di banche di rilievo nazionale, consente di garantire l’imprenditore e offrirgli una gamma di servizi importanti sul mercato di riferimento, ivi compreso un rapporto ottimale con gli istituti di credito locali e con le autorità locali.

SIMEST interviene proprio nella fase preventiva di analisi e studio attraverso le provvidenze della Legge 394/81 . Il disposto normativo n. 394/81 prevede contributi sotto forma di finanziamenti a tasso agevolato sia per le operazioni di natura commerciale, che per l’eventuale insediamento produttivo.

Le spese previste sono relative a:

–  costituzione e funzionamento all’estero di rappresentanze permanenti,

–  studi di mercato, promozione, dimostrazione, pubblicità,

– spese per la prestazione di servizi di assistenza pre e post-vendita.

Si tratta di finanziamenti rimborsabili in rate semestrali, posticipate, a quote costanti di capitale più gli interessi sul debito residuo. Il tasso di interesse è fisso per tutta la durata del finanziamento e pari al 40% del tasso di riferimento.  Nel valutare la richiesta la Simest esamina la validità tecnica, finanziaria ed economica del programma in relazione alla consistenza patrimoniale, finanziaria ed organizzativa dell’impresa richiedente.

La fase della “strutturazione societaria” viene assistita anch’essa dall’organizzazione SIMEST che attraverso le provvidenze della Legge 100/90 subentra nella dotazione di capitale sociale della nuova entità societaria, contribuendo a “irrobustirne” il profilo patrimoniale. Tale tipologia di aiuto consente di avviare l’iniziativa con il supporto di valide garanzie patrimoniali, potendo far fronte alle esigenze primarie della neo-costituita impresa anche nei confronti degli Istituti di Credito presenti in loco.  

La Legge 100/90 prevede l’intervento della Simest in qualità di socio di minoranza, con l’acquisizione di quote nel capitale sociale della società estera (massimo 25% per 8 anni) a fianco del partner italiano; tale modalità consente – inoltre – di attivare contributi in conto interessi (circa 50% del Tasso industriale di riferimento) a fronte di un finanziamento della durata massima di 8 anni relativo alla quota di partecipazione al capitale.

Eventualità che può verificarsi anche nel caso di iniziative a valere su fondi BEI (Banca Europea per gli Investimenti) o BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), stanziati in favore di programmi internazionali di sostegno alle Joint Ventures.
La normativa comunitaria in tema di agevolazioni alle Joint Venture – Programma JEV – ad oggi prevede il sostegno a progetti realizzati da due o più Pmi europee. La struttura del programma JEV, tuttavia, sarà modificata a breve, e sarà presumibilmente estesa alle Pmi ubicate anche in altri Paesi, “in avvicinamento” all’Unione Europea.

Il programma JEV  prevede  l’ammissibilità di spese relative a:

– indagini di mercato,
– studi legali,
– valutazioni di impatto ambientale,
– studi di carattere tecnico,
– business plan
– consulenza interna ed esterna.

I contributi attualmente previsti sono sotto forma di prestito senza interessi, fino al 50 % delle spese sostenute entro il limite di 50.000 euro (pari a circa 96,8 milioni di lire). Tale prestito può essere convertito in contributo a fondo perduto su specifica richiesta del beneficiario.   L’attuale normativa prevede anche contributi agli investimenti nella costituzione della Joint Venture; tra questi rientrano le spese relative all’acquisizione o realizzazione di attività materiali o immateriali contabilizzate nell’attivo del bilancio della joint venture. Il finanziamento prende la forma di un contributo a fondo perduto, nel limite del 10 % delle spese sostenute, per un importo non superiore a 50.000 euro (pari a circa 96,8 milioni di lire)

Davide Diurisi

 

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