Il 2018 può essere l’anno d’oro del Fintech nell’Unione europea

La tecnologia applicata alla finanza, che in Italia raduna investimenti “ancora molto modesti” in un’indagine della vigilanza, beneficerà delle tre normative Mifid II, Psd2 e fatturazione elettronica. Per Moneyfarm “sarà un anno chiave, anche in Italia”
A che punto è l’Italia con la penetrazione del Fintech? Siamo indietro, ma il 2018 promette di essere un anno cruciale per colmare parte del ritardo rispetto ai paesi più avanzati: specie l’Asia, che sempre più si conferma il grande porto mondiale di tecnologia & finanza. Le principali 93 banche operanti in Italia, secondo una recente indagine della Banca d’Italia, hanno invece investito solo 135 milioni di euro – a fronte di 4 miliardi spesi per gestire le reti bancarie – in innovazione tecnologica applicata ai servizi finanziari, sviluppando 283 progetti che riguardano soprattutto “lo sviluppo di servizi informativi e dispositivi”, come l’operatività dei conti correnti, i servizi di pagamento, la gestione dell’identità elettronica, il riconoscimento a distanza. “Un importo ancora molto modesto”, ha commentato la vigilanza, che ha imputato la cosa a “diversi fattori tra cui rischi di sicurezza informatica, complessa integrazione con le infrastrutture informatiche preesistenti, difficoltà di adeguare assetti organizzativi e processi operativi consolidati, incertezza del quadro normativo di riferimento”.

Tuttavia proprio alcune importanti innovazioni normative in vigore dal 2018 potrebbero accelerare la diffusione del Fintech e l’offerta di intermediari tradizionali e di nuovi operatori. La prima è la Mifid II, che persegue lo sviluppo di un mercato unico dei servizi finanziari in Europa in cui aumentino la trasparenza e la protezione degli investitori. Purtroppo, come è stato già osservato in Gran Bretagna – patria della normativa Rdr, da cui la Mifid II ha tratto spunto – aumentano anche i costi per chi fornisce consulenza al risparmio. Per questo gli esperti di Moneyfarm – una società di gestione del risparmio specializzata in Fintech – prevedono che la Mifid II potrebbe “creare uno spazio per le iniziative più agili e innovative rivolte alla clientela massiva”, mentre “gli operatori tradizionali per giurtificare i costi elevati alla clientela potrebbero concentrarsi sui segmenti più alti”. L’altra nuova norma è la Psd2, direttiva comunitaria che renderà i correntisti proprietari dei loro dati, e costringerà le banche ad aprire le loro piattaforme a parti terze. “Psd2 aprirà una grande opportunità di innovazione che potrà essere colta dalle nuove aziende e dall’industria tradizionale”, per cui Moneyfarm prevede “molti investimenti e molte novità nel 2018. La chiave sarà creare servizi che incrocino i dati di tutti i conti di un individuo per offrirgli una completa radiografia finanziaria, con un approccio olistico che accompagni il risparmiatore per l’intero ciclo finanziario: anche usando l’intelligenza artificiale, che cambierà presto il modo di interfacciare dei clienti con banche e consulenti finanziari. L’ultima norma propedeutica è l’introduzione di standard comuni nell’Ue, dal 2018, sulla fatturazione elettronica.
Bruxelles spera in tal modo di aumentarne l’adozione dal 24% al 95% in sei anni. Una stima forse ottimistica, che porterebbe a risparmiare circa 64 miliardi; ma incentiverà comunque la digitalizzazione delle imprese.

Per queste ragioni il 2018 potrebbe essere “un anno chiave, anche in Italia”, scrive Moneyfarm. Dove lo sarà certamente, come già il 2017, è in Asia: secondo una ricerca d Pwc il continente ha ricevuto nel 2017 investimenti per 14,8 miliardi di dollari, quasi il doppio del Nord America e un multiplo dei 2,4 miliardi del Regno unito. Soprattutto in Cina e in India, e soprattutto su credito e pagamenti, la mancanza di un’industria finanziaria consolidata e l’emersione impetuosa delle classi medie fa sì che il Fintech sia il veicolo dell’inclusione finanziaria per centinaia di milioni di persone. Forse è anche un indizio sui servizi finanziari di domani.

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