AidCoin, la criptovaluta della beneficenza “made in Italy” alla prova della Ico

Dopo il successo della pre-vendita la criptovaluta nata dai fondatori di CharityStars punta a raccogliere altri 6 milioni di dollari nella sua offerta iniziale (Initial Coin Offering)
di FLAVIO BINI
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15 Gennaio 2018

MILANO – Dopo il successo della pre-sale, AidCoin, la criptovaluta nata dai fondatori di CharityStars, punta a fare il bis con la sua Ico, criptoversione per le startup delle Ipo tradizionali, il mezzo con cui le aziende normalmente raccolgono capitali sul mercato quotandosi in Borsa. Obiettivo della Initial Coin Offering che parte oggi: raggiungere i 14.333 Ether, dopo gli 8.333 raggiunti già a novembre, che al cambo attuale della valuta virtuale alternativa al Bitcoin, poco più di 1.100 euro, sono poco più di 6 milioni di euro.

Formalmente la raccolta fondi avrà quartier generale in Svizzera, terra fertile per le Ico, ma il cuore dell’iniziativa è tutta italiana. L’idea dei fondatori di CharirtyStars, la piattaforma che consente di raccogliere denaro attraverso aste in beneficenza con personaggi famosi, è quella di applicare i vantaggi delle criptovalute e soprattutto della loro infrastruttura tecnologica alla base, Blockchain e smart contract, per fini che ben si adattano alle esigenze di chi fa donazione benefiche, prime fra tutte trasparenza e tracciabilità. Con AidCoin, secondo i suoi creatori, chiunque potrà seguire il flusso delle proprie donazioni all’interno della piattaforma creata ad hoc, in grado di interagire un domani anche con i dati delle ong, rendendo così possibile conoscere anche l'”ultimo miglio” delle donazioni.

Di nuovo, per il panorama delle startup italiano, c’è quindi non solo la creazione di una delle prime criptovalute “made in Italy” (anche se CharityStars ha sedi anche a Los Angeles e Londra), ma anche e soprattutto la scelta conseguente di ricorrere ad una Ico come forma di finanziamento. Un fenomeno che sta esplodendo in tutto il mondo ma che in Italia, complice il deserto regolamentare, resta ancora una strada quasi del tutto inesplorata. Con le Initial Coin Offering le startup emettono dei token, delle unità di valuta virtuale strettamente legate al progetto di cui si fa carico la startup, liberamente scambiabili ad offerta conclusa sulle piattaforme di exchange che accettano di negoziarle. Nel mondo, la febbre da Ico è esplosa nell’ultimo anno, con quasi 4 miliardi di dollari raccolti nel 2017 secondo quanto riporta CoinSchedule. L’Italia per il momento resta alla porta. O meglio, poco oltre il confine

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